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“E’ il Signore a irrompere nella storia dell’uomo, chiamandolo ad appartenergli completamente. Proprio così, in modo straordinario sulla via di Damasco, il Signore Gesù ha folgorato e conquistato (cfr. Fil 3,12) Saulo di Tarso”: lo afferma il messaggio per la XIII Giornata mondiale della vita consacrata (2 febbraio 2009), diffuso dalla Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata. Nel messaggio i vescovi parlano in questi termini della vita consacrata sempre riferendosi agli scritti paolini: “Nella luce abbagliante dell’incontro con Cristo, il consacrato è chiamato a vivere tutta la sua esistenza fino a poter dire: ‘Cristo vive in me’; a lasciarsi coinvolgere in un rapporto interpersonale tanto appassionato da non vedere altro se non il Cristo crocifisso e risorto, conformandosi a Lui fino a portare nel proprio corpo le sue stimmate”. “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,20). San Paolo, si legge nel Messaggio "ci comunica la sua totale conformazione a Gesù. Essa esprime in modo sublime la bellezza della vita consacrata. I vescovi parlano anche di un “amore appassionato di Gesù che suscita una risposta totalizzante da parte del consacrato nella reciprocità amicale e sponsale”. Nel messaggio si sottolinea il valore dell’ “obbedienza” da parte del consacrato alla Parola di Dio, con la quale è chiamato a mettersi in sintonia ogni giorno secondo il calendario liturgico. Tale giornata offre a tutta la Chiesa l’occasione per ringraziare Dio per il dono dei consacrati e delle consacrate, e allo stesso tempo li incoraggia a vivere la loro particolare vocazione con la passione di san Paolo, ponendolo quale modello e prototipo della loro vita". La vita religiosaFra le molte vocazioni che il Signore suscita nella sua Chiesa ve ne è una che affascina e sconcerta nello stesso tempo: la vita consacrata. Affascina, perché manifesta con forza che Dio può colmare una vita al punto che è possibile abbandonare tutto per legarsi a lui e a lui solo. Sconcerta, nel contempo, e suscita incessantemente nello spirito di molti nostri contemporanei la delicata domanda: «A che cosa serve?». La vita religiosa non si definisce innanzitutto in funzione della sua utilità, ma in rapporto al segno che costituisce, la testimonianza resa all'amore onnipotente di Dio. In effetti, quello che caratterizza la chiamata alla vita religiosa è questa consacrazione totale di tutto l'essere a Dio mediante l'imitazione di Cristo nella professione dei consigli evangelici: povertà, castità e obbedienza. Essa non è contrassegnata, come il Matrimonio o l'Ordine, dalla celebrazione di un sacramento specifico: è invece il pieno compimento della grazia battesimale. È dunque per fedeltà alla grazia ricevuta nel battesimo e nella confermazione che un uomo o una donna, possono consegnare totalmente la loro vita a Dio vivendo come Cristo in povertà, castità e obbedienza. Questo desiderio di imitare Cristo vivendo secondo i consigli evangelici caratterizza la vocazione religiosa e costituisce un elemento determinante nel discernimento di una tale vocazione. È opportuno, a questo punto, chiarire alcune opinioni correnti a proposito della vita religiosa.Si dice spesso che la vita religiosa costituisce un modo di fuggire il mondo e le sue faticose realtà. Questo può essere vero per alcuni postulanti, che d'altra parte non perseverano a lungo; ma coloro che pensano questo non hanno probabilmente mai soggiornato in un monastero...Si sente spesso dire che è un modo egoistico di vivere: l'accoglienza quotidiana di fratelli o di sorelle che non si sono scelti e con i quali si condivide un'autentica vita comunitaria è il rimedio più potente che esista contro qualunque forma di egoismo.Si dice anche che i religiosi hanno una vita gradevole e senza problemi. Questo vuol dire dimenticare che, entrando nella vita religiosa, un uomo o una donna accettano di trovarsi in prima linea nel combattimento spirituale che la Chiesa conduce contro le potenze del male. Tutte le difficoltà incontrate dai cristiani nel mondo trovano così un'eco particolare nel mistero della vita religiosa. Santa Teresa del Bambino Gesù non ha forse conosciuto nel suo Carmelo l'oscurità della fede e la tentazione di ateismo che segnano in modo tanto profondo la coscienza contemporanea? Ella ha dunque vissuto in anticipo e in modo profetico questa lotta per la fede, e la sua testimonianza ci è oggi di prezioso aiuto.Le forme di vita religiosa sono molteplici, adatte alle diverse chiamate che Dio suscita: vita contemplativa, vita attiva a servizio dell'apostolato, vita consacrata a servizio dei più poveri, dei più bisognosi; e l'inventario sarebbe davvero molto lungo. Il discernimento di una simile vocazione non è sempre facile. Dio si serve spesso di incontri, della frequentazione di questa o quella Congregazione, di questo o quell'Ordine, per chiamare qualcuno ad entrarvi. È dunque essenziale che un bambino o un adolescente conoscano l'esistenza di tali istituzioni. Non è necessario che i genitori nascondano sistematicamente simili realtà ai loro figli per evitare che essi vi «soccombano». In questo campo, come d'altronde in tutti gli altri, la paura non elimina il rischio! È opportuno d'altra parte che i genitori sappiano prendere serenamente in considerazione una vocazione religiosa tra i loro figli. Si prega molto per le vocazioni, purché non tocchino la propria famiglia!È importante, in particolare, che il modo di parlare della vita consacrata e dei religiosi in generale sia rispettoso. Altre voci, piuttosto numerose, si fanno sentire nella società per fornire una visione caricaturale. Il minimo che un cristiano possa fare è di non offrire il proprio concorso a un tale concerto.La guida spirituale è qui più che necessaria e suppone, da parte del sacerdote o dell'accompagnatore, una grande docilità allo Spirito Santo. La comunità religiosa nella quale il giovane può essere condotto a vivere non si sceglie come se si facesse la spesa al supermercato, e non è necessario procurarsi l'elenco di tutte le Congregazioni esistenti per fissare poi la propria scelta, che apparirebbe allora alquanto artificiosa. È il Signore, infatti, ed è qui il senso della direzione spirituale, che prepara l'anima a orientarsi in questa o quella direzione, ed è questa disposizione dell'anima che costituisce l'oggetto del discernimento spirituale. Dopo questo discernimento, e solo dopo, è possibile prendere in considerazione un'esperienza più concreta in questa o quella comunità particolare. Il discernimento spirituale, in questo campo, permette di guadagnare tempo e di evitare molte delusioni. |