Mi chiamo Claudio, ho 25 anni, vivo in San Giorgio a Cremano (Na), la mia chiesa di appartenenza è Santa Maria dell’Aiuto, sono figlio di veterani cursillisti (spero si scriva così). La mia formazione religiosa è di natura cristiano-cattolica, come tramandatami dai miei genitori. Il mio primo consapevole approccio con la Chiesa, al di là del battesimo, avviene all’età di 6 anni quando, su base volontaria, mi iscrissi all’ A. C. R., divenuta poi Azione Cattolica. Quell’esperienza durò circa sei anni, durante i quali partecipai a diverse attività, come campi-scuola, manifestazioni, ritiri spirituali che, data l’età e al di là di qualche sporadico ricordo, mi fecero crescere tanto a livello umano ed educativo ma non mi lasciarono quasi nulla sul versante della crescita spirituale. Con tutta franchezza, l’ A. C. era per me soprattutto motivo di svago e distrazione piuttosto che di interesse vero alla “materia”. Non è in quegli anni che riuscì a sviluppare una maturità cristiana. Intanto, i miei genitori, già da tempo svolgevano un cammino di fede sia interno alla vita parrocchiale sia nell’ambito del movimento dei Cursillos e proprio attraverso di essi conobbi la persona che mi prese per mano e mi condusse alla conoscenza di Dio, a cui devo tanto e che molto probabilmente non sa che mi fece un dono grandioso. Sto parlando di un padre, responsabile dei padri missionari dell’istituto dei Sacri Cuori di Secondigliano. Per me fu una manna dal cielo. All’età di 11- 12 anni la mia vita cambiò radicalmente. Partecipai alle cosiddette “giornate vocazionali”, meravigliose domeniche di condivisione fraterna e studio della Parola di Dio, tenute da questo sacerdote nella struttura suddetta, trascorse insieme ad altri ragazzini provenienti soprattutto dalla difficile realtà di Secondigliano; io e un altro mio ex compagno eravamo gli unici provenienti da una realtà un po’ più tranquilla, come San Giorgio. Tuttavia noi “forestieri” ci sentivamo sempre come a casa, anzi proprio per questo divenimmo in breve tempo parte integrante di quel gruppo di giovanissimi, creammo una vera e propria famiglia. Il sacerdote, con dolcezza infinita, ci fece conoscere Gesù, la sua vita, ci istruì sul valore principale dell’essere cristiani, sapeva modulare il suo linguaggio a quella moltitudine di piccole creature utilizzando una dialettica semplice e non astrusa, permettendoci di capire cose che diversamente sarebbero rimaste di difficile interpretazione per bambini di quell’età. Devo ringraziare questo padre , oltre che i miei genitori, se oggi ho la consapevolezza della presenza di Dio nella mia vita. Non è poco visti i tempi che corrono, in cui i punti di riferimento saltano, i valori importanti cedono e i legami si frantumano, soprattutto tra i giovani. Devo alla sua profonda spiritualità, alla sua forte sensibilità e al suo perenne stato di “missione evangelizzatrice” che oggi posso dire di sapere qualcosa di Dio e delle sue azioni miracolose e salvifiche. L’ho sempre visto non solo come sacerdote, ma anche nella veste di educatore, guida spirituale, amico confidente, forse secondo padre. E’ per questo che dopo un lunghissimo periodo di allontanamento, quando ci siamo rivisti è stata una gioia immensa, indescrivibile, ricordo ancora quel lunghissimo, forte e dolce abbraccio che ci stringemmo. Il Signore, si sa, parla ed agisce anche attraverso segni. L’anno scorso mia madre è stata la rettrice, per la seconda volta, del 67° Cursillo Donne e, guarda caso, ha avuto come direttore spirituale proprio questo sacerdote. Potete immaginare come fossi felice, sapevo a priori la riuscita a cui era indirizzato quel Cursillo. Comunque, quella delle giornate vocazionali, ahimè, fu una breve parentesi, eppure mi segnò nel profondo, nell’animo, cosa che neppure i sei anni di Azione Cattolica riuscirono a fare. La fine di quel periodo bellissimo fu per me una sofferenza indicibile. Non mi sarei mai voluto staccare da quella dimensione, però anche per motivi logistici non avrei potuto pretendere di far parte di quella comunità e la lasciai con grande dispiacere e con essa il mio miglior mentore. Fermamente credevo che nessuno mai avrebbe potuto prendere il suo posto nel mio cuore, cosa che è realmente avvenuta se prova ne è il fatto che lo ricordi con così tanto amore. A questo punto, devo svelarvi un piccolo segreto che costituì un errore di gioventù: mi concentrai troppo sulla persona piuttosto che sui suoi insegnamenti riguardo la conoscenza di Dio. Immaturo e irresponsabile, credevo che l’andare in Chiesa dipendesse dalla presenza di una singola persona più che per il desiderio di incontrare Cristo Signore. E solo per questo risibile motivo decisi di non andare a messa per un po’. Vivevo in profonda contraddizione con me stesso, già a quella età, in quanto non smettevo mai di pregare e di invocare Dio, proprio come mi aveva insegnato. Finchè un giorno non mi capitò l’impensabile, ciò di cui in questi mesi si parla tanto: fui reso oggetto di abusi non da parte di un prete, ma dell’ex sagrestano della mia Chiesa. Non starò a raccontarvi i particolari, ma posso garantirvi che il dolore e la vergogna che si prova è realmente devastante. Scappai e non misi più piede in Chiesa per parecchio tempo, mi venne il terrore. I miei genitori, in particolare la mia cara mamma, abituati a vedermi spesso in quell’ambiente, non capirono mai realmente perché da un giorno all’altro non volli più saperne. Non ho mai avuto il coraggio di raccontare quello che avevo subito, fino a quando dopo circa 6-7 anni non venne fuori lo scandalo denunciato stavolta dai genitori di altri bambini. Si trattava di un recidivo. Avrei potuto consumare la mia “vendetta” mettendolo alla gogna mediatica, vista l’attività che svolgo da circa sei anni, in qualità di giornalista pubblicista. Come si dice in gergo redazionale, avrei potuto bucare le altre testate sbattendo in prima pagina una notizia che avevo solo io, mi sarei potuto godere i meriti e la soddisfazione di tenere per un po’ gli occhi puntati su di me, ma non feci nulla di tutto questo perché in cuor mio avevo già perdonato quell’uomo e mi bastava. Giustizia fu fatta, quell’uomo è attualmente in carcere a scontare la sua pena, ma nonostante ciò chiedo che il Signore lo salvi. Passarono quattro anni prima che ricominciassi a partecipare alla vita parrocchiale. In quel periodo ero molto triste e solo dopo capiì perché: la mancanza della Parola di Dio. L’arrivo di un carismatico prete brasiliano fece risvegliare in me qualcosa che da un bel pezzo si era un po’ assopita, la gioia. Feci parte di un gruppo di giovani, ci definimmo “Sentinelle del Mattino” e come tali ci costituimmo a guardia della fede in Cristo. Avrete compreso che nonostante le tempeste intendessero mettermi a dura prova e far vacillare la mia fede in Lui, io ho sempre continuato per la mia strada, scegliendo (perché per me avere fede è anche questo, cioè scegliere e seguire la via del Bene e dell’Amore) e accogliendo Gesù ogni giorno, spalancandogli le porte del mi cuore. Avere fede significa fare continua esperienza di Dio, essere e dare testimonianza di amore, essere costruttori e artigiani di pace, avere il coraggio di dire a tutti indistintamente ed in tutti gli ambienti che Cristo è la certezza: solo così saremo sale della terra. |